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Il comune discrimina per non discriminare

3 ottobre 2007 · 3 commenti
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Il titolo sembra una follia, ma è ben chiaro quanto sta accadendo a Venezia.

Tutto nasce da una dichiarazione apparsa sul Gazzettino di Venezia in cui l’assessore Rumiz indicava la necessità di dare alloggi anche ai giovani in quanto “discriminati” dalla legge regionale in materia di assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica:

«È un numero piccolo di alloggi – ha commentato l’assessore Rumiz – ma un preciso segnale di attenzione alle fasce di domanda dei giovani e delle giovani coppie, penalizzate in misura rilevante dalle dinamiche del mercato immobiliare in centro storico, ed egualmente penalizzate dai meccanismi di attribuzione dei punteggi e di formazione della graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica. La carenza di offerta abitativa per i giovani e le giovani coppie ha aggiunto costituisce un elemento di aggravio dei processi di impoverimento demografico, da decenni in atto a Venezia».

E quindi… detto fatto! Oggi compare in bella vista nella home page del Comune di Venezia l’indicazione del bando riservato ai giovani, di cui nell’area dedicata ai bandi di assegnazione casa del Comune, compare la modulistica.

All’interno del documento contenente il bando, si conferma quanto già visto in sede di udienza per il caso Tommasini / Comune di Venezia, ossia che il comune considera espressamente emergenza sociale solamente gli sfrattati e i non abbienti, mentre ignora completamente le problematiche sociali legate alla presenza di familiari con disabilità, effettuando quindi una discriminazione ai sensi della legge 67/2006.

Preso atto

- che da anni l’Amministrazione Comunale ha inteso tutelare in particolar modo i nuclei familiari sottoposti a provvedimento esecutivo di rilascio dell’alloggio e i nuclei familiari che versano in condizioni di grave disagio socio economico;

E proseguendo nella lettura, si comprende dove il Comune vuol andare a parare:

che gli attuali meccanismi di attribuzione dei punteggi e di formazione delle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, ai sensi della LR 10/’96, risultano fortemente penalizzanti nei confronti dei giovani e delle giovani coppie;

Ma soprattutto, in barba agli oltre 2500 veneziani che sono in graduatoria nel bando ERP:

Atteso
- che è in corso di ultimazione, da parte di Edilvenezia, un intervento all’interno del complesso di S. Anna nel Sestiere di Castello, che consta di 18 alloggi che faranno parte del patrimonio disponibile comunale escluso dall’ambito di applicazione della legge regionale n.10/’96 e successive modifiche ed integrazioni, che regola i meccanismi di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica; 

ed ancora, fanno presente:

che tre di questi, accessibili ed attrezzati per soggetti anziani e/o portatori di handicap, saranno destinati a soddisfare queste categorie di domanda;

che altri tre alloggi, di diverse metrature, saranno destinati a soddisfare situazioni di emergenza abitativa;

Quanto sopra significa chiaramente che il Comune di Venezia, chiaramente ignorando la legge regionale 10/96 oppure applicando chiaramente il caso del punto b) dell’art. 1 comma 3:

3. Sono esclusi da tale applicazione gli alloggi:

a) realizzati dalle cooperative edilizie per i propri soci;

b) realizzati o recuperati con programmi di edilizia agevolata-convenzionata;

c) di servizio, e cioè quelli per i quali la legge prevede la semplice concessione amministrativa mediante disciplinare e senza contratto di locazione;

d) di proprietà degli enti pubblici previdenziali, purché non realizzati o recuperati a totale carico o con il concorso o contributo dello Stato o della Regione;

e) destinati a case albergo, comunità, o comunque ad attività assistenziali;

f) di cui all’articolo 9 della legge 24 dicembre 1993, n. 537.

Cosa significa questo? Che di tali alloggi 12 saranno gestiti con il nuovo bando (anch’esso discriminatorio in quanto limita l’età del giovane richiedente a 36 anni, come se qualche legge limitasse a tale soglia l’età per essere “giovane”) e sei saranno gestiti – a questo punto – non si sa come, a discrezione dell’ufficio emergenze sociali del Comune di Venezia.

Il Comune, in causa con i coniugi Tommasini i quali – due invalidi al 100% – chiedono proprio un alloggio idoneo alla loro deambulazione – ha negato proprio qualche giorno prima della delibera la possibilità di assegnare agli stessi alloggi extra-bando, per non commettere una discriminazione verso gli altri partecipanti alla graduatoria ERP del 2005.

Morale? 18 alloggi gestiti extra-bando, come gli 82 già segnalati in un articolo precedente. A questo punto sarebbe interessante poter accedere ad informazioni su quanti appartamenti di proprietà del Comune di Venezia – o meglio, di società afferenti al Comune (su cui non è applicabile la legge regionale 10/96) – vengono assegnati “extra-bando” e soprattutto secondo quali criteri.

E lo spettacolo continua…

→ 3 commentiTags: disabili · discriminazione · emergenze abitative

E la discriminazione continua… ora tocca ai sordi!

1 ottobre 2007 · 1 commento
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Sembra impossibile…. ma il Comune di Venezia continua al gioco di “picchia il disabile”… ora anche dal sito internet, in cui compare una bella pagina di dichiarazione di conformità con la Legge 4/2004 (Legge “Stanca”, in onore dell’ex-ministro), pagina purtoppo in costruzione dove ironicamente ci si scusa con l’utente per il disagio.

Immagine in cui compare la scritta di scuse per mancanza del testo richiesto

Purtroppo è un sito perennemente in costruzione e purtroppo non può quindi dirsi conforme alla legge 4/2004: vi sono parecchi rimandi alle pagine del sito precedente, raggiungibile dall’indirizzo www2.comune.venezia.it – sito purtroppo non accessibile. Mancano inoltre, in entrambi i siti, importanti informazioni come – ad esempio – le delibere di giunta e consiglio che non vengono rese disponibili on-line dal 2004 (ma questo sarà oggetto di un altro intervento nel blog…).

Come si diceva, oggi la discriminazione tocca ai sordi: il Comune ha pensato di fornire l’utile servizio di audionotiziario:

Notizia dedicata all'audionotiziario

Piccolo problema: si tratta di un’informazione importante per il cittadino (un alluvione non capita tutti i giorni, e l’intervento ha una posizione di rilievo in home page), ma che non prevede una versione equivalente per chi, a causa di disabilità, non può accedere ai contenuti audio: i sordi.

Il DM 8 luglio 2005 (decreto contenente i requisiti tecnici previsti dalla legge 4/2004) prevede una serie di requisiti, di cui ho prodotto personalmente la guida pubblicata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Centro Nazionale Informatica Pubblica Amministrazione (CNIPA). Il requisito 18 prevede quanto segue:

Requisito n. 18

Enunciato: Nel caso in cui un filmato o una presentazione multimediale siano indispensabili per la completezza dell’informazione fornita o del servizio erogato, predisporre una alternativa testuale equivalente, sincronizzata in forma di sotto-titolazione o di descrizione vocale, oppure fornire un riassunto o una semplice etichetta per ciascun elemento video o multimediale tenendo conto del livello di importanza e delle difficoltà di realizzazione nel caso di trasmissioni in tempo reale.

Riferimenti WCAG 1.0: 1.3, 1.4
Riferimenti Sec. 508: 1194.22 (b)

Risulta quindi lampante che in un’occasione come quella dell’alluvione, fornire un audionotiziario senza ulteriori informazioni scritte è altamente discriminatorio per la categoria dei sordi.

→ 1 commentoTags: disabili · discriminazione · internet

Te la do io la carrozzella!

28 settembre 2007 · 4 commenti
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Sedia a rotelleSembra che a Venezia lo sport preferito dell’amministrazione comunale sia l’accanirsi verso i disabili, ponendosi ancora una volta con il record negativo di essere la prima amministrazione comunale italiana citata per discriminazione di disabili. Sembra di assistere al classico gioco “Picchia la scimmia“, in cui diverse persone si scatenano verso una scimmia per vedere chi la picchia più forte.

Ebbene, il 28 settembre 2007 si apprende sempre dalla stampa locale, un caso che merita solo la citazione dell’articolo, senza alcun ulteriore commento da parte del sottoscritto.

I veicoli elettrici forniti dalla Uls non rispettano le norme sulla circolazione e i vigili lo avvertono: se ti becchiamo ancora, multa e sequestro del mezzo

Carrozzine troppo veloci, invalido “agli arresti”

Pietro Matiz, 81 anni, fermato al Lido di Venezia, s’attacca al telefono: «Senza questo ausilio, io sono bloccato in casa»

L’avessero beccato sulla tangenziale di Mestre o in autostrada, non avrebbe battuto ciglio. Ma Pietro Matiz si trovava al Lido di Venezia quando un vigile urbano l’ha fermato per contestargli l’infrazione. E, tutto sommato, l’agente è stato pure comprensivo: l’ha lasciato tornare a casa, intimandogli però che se l’avesse beccato un’altra volta a scorrazzare per le vie dell’isola gli avrebbe fatto la multa e sequestrato il veicolo. Cioè la carrozzella elettrica. Perché Pietro Matiz, 81 anni, è invalido al 100 per cento e per muoversi usa una carrozzina. A motore. E iperaccessoriata: ha il clacson, le frecce direzionali, i fari, le luci di posizione. Matiz la usa da due anni e a dargliela è stata l’Ulss 12. Matiz non si è mai posto il problema di guidare un veicolo fuorilegge: in fin dei conti gliel’aveva data l’Ulss e l’Ulss non può fornire ausilii agli invalidi che non siano a norma. O sì?

Una storia paradossale. Matiz, che nonostante la rabbia non ha perso l’ironia, dice di essere stato messo agli arresti domiciliari: «L’agente mi ha detto che se mi avesse trovato ancora a guidare la carrozzella a motore mi avrebbe multato e sequestrato il veicolo». Così è rimasto in casa. Ma si è pure attaccato al telefono: ha mobilitato l’InformaHandicap, il servizio del Comune di Venezia che si occupa di disabilità. Ha voluto leggere le norme. Ha recuperato perfino un ordine del giorno presentato alla Camera dei deputati al momento dell’approvazione del nuovo Codice della strada, scoprendo che il «suo» problema era noto sin dal 2005 e che in due anni non è stato fatto niente. Con una sola conseguenza: attraverso le aziende sanitarie gli invalidi utilizzano carrozzelle che non sono a norma, né risulta che in commercio si trovino veicoli per invalidi rispettosi del Codice della strada. Matiz racconta la sua storia: «Non riuscivo più a camminare e, stante l’età avanzata, un intervento chirurgico era sconsigliato. Così mi hanno dato una carrozzella, di quelle manuali. Due anni dopo, il medico ha richiesto al Distretto sanitario del Lido che mi venisse fornita una carrozzella elettrica. L’ho usata per due anni, correvo in strada, mai avuto alcun problema». Ma quella carrozzella – e non solo quella – per il Codice della strada è fuorilegge: troppo lunga (9 centimetri oltre il consentito), troppo larga, troppo veloce. Alle prime rimostranze, Matiz non ha ottenuto granché: se il Parlamento ha approvato un Codice della strada che stabilisce nuove caratteristiche dei veicoli per disabili, le forze dell’ordine, vigili urbani compresi, non possono che far rispettare quelle norme. Giusto. Ma un invalido che deve fare? Perfino a Montecitorio era stato posto il problema: «Le sedie sul mercato – recita un ordine del giorno – di fatto non corrispondono alle caratteristiche previste dal Codice della strada e dal regolamento esecutivo e, tuttavia, una carrozzina elettrica rispettosa di tutti i limiti posti dalla normativa vigente non permetterebbe all’invalido di superare le barriere altrimenti inesistenti per attrezzi più potenti». Questo nel 2005, quando venne chiesto al Governo di intervenire. Sono passati due anni e non è successo niente. Tranne il fatto che Pietro Matiz ha rischiato multa e sequestro. Matiz, chiuso in casa ma telefonicamente attivo, si è messo in contatto anche con il ministero dei Trasporti: «Mi hanno detto che il problema è noto e che servirà un tavolo con il ministero della Sanità per accordarsi sulle nuove misure delle carrozzelle. Mi hanno detto che serviranno quattro mesi. Ma se è dal 2005 che hanno fatto la legge e, pur sapendo che creava problemi agli invalidi, non hanno fatto niente?».

Giuseppe Toso, consigliere comunale di Venezia con delega del sindaco ai problemi all’handicap, è ancora più arrabbiato: «È la stessa Ulss a dare quelle carrozzelle che poi non possono essere usate né in strada né per percorrere i marciapiedi». Il guaio, dice Toso, è che il Comune poco può fare se non interessare il ministero dei Trasporti e l’Anci. «Ma almeno – dice Toso – i vigili usino buon senso».

Invito già accolto: a Pietro Matiz è stato comunicato che potrà usare la sua carrozzella elettrica solo sui marciapiedi, solo a velocità ridotta e solo su alcune strade: via Malamocco (dove abita), via Sandro Gallo fino a via Morosini, il Lungomare, un pezzetto di Gran Viale fino a via Scutari. «Che dire? Ero agli arresti domiciliari, adesso ho la libertà condizionata».

Alda Vanzan

→ 4 commentiTags: disabili · discriminazione

Internet in comune? Meglio tagliare, nè!

27 settembre 2007 · 6 commenti
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Leggo con stupore un articolo sul gazzettino di Venezia del 26 settembre 2007, in cui il vicesindaco Michele Vianello (assessore al Bilancio), propone un’amena soluzione per il risparmio nelle comunicazioni. La teoria è la seguente: visti gli ingenti costi per le comunicazioni telefoniche dell’amministrazione comunale, il Comune vuole passare al Voip (Voice Over IP), ma tagliando allo stesso tempo internet ai dipendenti senza mansioni dirigenziali (la c.d. “manovalanza pubblica”) in modo da garantire la banda utile al funzionamento del servizio Voip.

Sull’argomento ho inviato la seguente lettera al direttore del Gazzettino, con preghiera di pubblicazione:

Leggo con stupore, come rappresentante dell’associazione di professionisti del Web la notizia con cui il vicesindaco Michele Vianello comunica la rimozione della connettività alla rete internet ai dipendenti comunali per fornire “banda” al servizio VOIP (telefono tramite rete).
Le motivazioni forse derivano dal fatto che l’amministrazione comunale – presumibilmente – non ha mai previsto l’applicazione di “filtri” per “monitorare” l’abuso di internet da parte dei dipendenti. Non è infatti la navigazione in rete a creare grande traffico (anche se moltiplicato per migliaia di persone) ma lo scaricamento di contenuti quali musica, film, ecc. che – presumibilmente – non è monitorato dall’amministrazione. Oppure, ancor peggio, l’amministrazione ha sottostimato la banda utile al funzionamento della macchina comunale, come dire sottostimare il numero delle sedie in cui i dipendenti possono sedersi.
Il VOIP è senz’altro una buona soluzione (che richiederà comunque un investimento iniziale non da poco) ma questo non può togliere la possibilità di comunicare con e verso i dipendenti del comune e consentire agli stessi di accedere ad informazioni utili.
Lo stesso codice della P.A. Digitale, a firma del precedente ministro all’Innovazione Lucio Stanca, prevede proprio che dal 1 gennaio 2008 siano disponibili in rete tutti i recapiti – comprese le e-mail – per contattare uffici e dipendenti (oltre alla tanto desiderata trasparenza amministrativa, con pubblicazione di tutti i procedimenti in corso con relativo nome del responsabile).
Pertanto a mio avviso l’amministrazione dovrebbe procedere ad una razionalizzazione della spesa e della disponibilità di “traffico internet” per ogni utente, e non tagliare espressamente un servizio per garantire – a chi magari abusava del telefono per fini anche extra-lavorativi – di poter abusare del Voip.

Roberto Scano
Presidente IWA ITALY
International Webmasters Association Italia

→ 6 commentiTags: bilancio comunale · internet

L’accoglienza? non sta di casa a Venezia

11 settembre 2007 · 15 commenti
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Mentre il sindaco promette case ai rifugiati e ai perseguitati, la sua amministrazione dichiara di non averne e di non considerare caso sociale una coppia di disabili al 100%. Ma i conti non tornano…

Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ha rilasciato il 25 agosto la seguente dichiarazione:

“Aderisco con totale ferma convinzione alla campagna internazionale per la salvezza di Pegah Emambakhsh, la donna iraniana lesbica – e per questo motivo condannata nel suo Paese alla crudele morte per lapidazione – cui il Governo inglese ha negato asilo e che rischia nei prossimi giorni l’espulsione e la consegna all’Iran e alla morte. [...]
Nella tradizione di città-rifugio per i perseguitati, già onorata in un recente passato, la città di Venezia è pronta a ospitare la donna iraniana, almeno per un primo periodo di accoglienza: l’Amministrazione comunale da me guidata, in collaborazione con gli altri organismi impegnati per salvare Pegah Emambakhsh, mette fin d’ora a disposizione della donna l’ospitalità in una struttura protetta, in una delle case sottratte al patrimonio della Mala del Brenta. Sono certo, in questo mio appello e in questa mia proposta, di interpretare il comune sentire della città intera e della sua tradizione di civiltà”. 

Oggi, 11 settembre 2007, nell’udienza dei coniugi Tommasini (coppia di disabili al 100% con problemi abitativi), il comune di Venezia si è presentato con ben quattro legali ed una comparsa di costituzione di alcune paginette smentendo quanto più volte dichiarato alla stampa sia dal Sindaco Massimo Cacciari che dagli uffici competenti sulla reale disponibilità di alloggi.

Cito dalla Nuova Venezia del 29 marzo 2007 (“Il tetto andrà solo ai primi 200″):

Anche in quell’occasione (bando ERP 2001, ndr), su circa 1700 richieste di alloggio a canone calmierato, solo duecento hanno ottenuto soddisfazione.  Una cifra confermata da Michele Zanella dell’Osservatorio Casa del Comune. “Una graduatoria termina di essere valida in due tre anni – spiega. In questo periodo, è quello il numero di alloggi che si riescono ad assegnare. Circa duecento. O non molti di più“. Dunque, in pochi potranno godere dell’ “effetto bando”, che segue a quattro anni di distanza di quello aperto nel 2001 e operativo solo dal 2003. In realtà “i primi duecento hanno buona probabilità di entrare in una casa ERP nel giro di due anni. Oltre quella posizione, nessuna speranza. Tranne che per i casi più urgenti: sfratti o emergenze sociali“.

Oggi invece il Comune attua una classica “inversione ad u”. Nella comparsa di costituzione il comune dichiara che “attualmente la graduatoria è stata utilizzata per 5 posizioni” e che “non è detto, infatti, stante l’esiguità del patrimonio ERP, che si raggiunga con le assegnazioni la posizione 158” (posizione in graduatoria dei due coniugi, ndr).

Già questo dovrebbe far porre ai veneziani la seguente domanda: che senso aveva quindi l’apertura di un nuovo bando se non vi sono alloggi da assegnare?

Va inoltre segnalato che, nella documentazione di cui sopra, il Comune di Venezia non riconosce ai due coniugi disabili lo status di emergenza socialein quanto attualmente sono sostenuti ed ospitati dai propri familiari e non sono totalmente privi di reddito“, trascurando completamente il problema di prigionia nell’alloggio in cui vivono. Il Comune inoltre non ha neppure considerato la possibilità di assegnazione di alloggi temporanei dichiarando che “non può trovare applicazione nel caso in specie dove la permanenza potrebbe protrarsi per anni“, ribadendo quindi la mancata disponibilità di alloggi.

E come ultima offerta, l’ente ha proposto un contributo all’affitto (sic!) di 250 euro mensili, ben sapendo che – grazie anche alla mole di nuove autorizzazioni di affittacamere, al business degli affitti agli studenti universitari e chi più ne ha più ne metta – un appartamento “abitabile” (ovvero di circa 50 mq senza rischio di alte maree) ed attrezzato per persone con disabilità è introvabile a condizioni economiche sostenibili da parte di due disabili il cui reddito annuale non supera di molto una mensilità di un dirigente pubblico. Per fare un semplice paragone, il Comune di Venezia (La Nuova Venezia, 8 settembre 2007) spende per i barboni 55 euro a notte, ovvero il costo che il comune paga per una brandina alla coop. Caracol (presso il centro sociale occupato Rivolta) è di 55 euro a notte. Questo significa 1.650 euro al mese per dare un tetto notturno ai barboni…. contro i 250 euro che il comune vuole offrire a due disabili per pagarsi parzialmente un tetto dove vivere…. lascio a voi i commenti.

Per tale motivo e ripensando alla dichiarazione del signor Michele Zanella, ho voluto effettuare un raffronto tra quanto dichiarato e quanto pubblicato nei bandi ERP del 2001 e del 2005.

Nel bando 2005 figurano 82 nominativi “depennati” in quanto “esclusi per assegnazione alloggio”. Sono andato quindi ad estrarre tali nominativi e a confrontarli con quelli presenti nell’elenco ERP del 2001: su 82, vi sono 5 nominativi presenti e rientranti nei primi 200, poi vi sono 40 nominativi presenti nelle posizioni oltre la duecentesima – con casi estremi oltre la posizione 700 – di cui in particolare un caso posizionato oltre il 1800mo posto e con zero punti in graduatoria. Vi sono poi ben 37 nominativi non presenti nella graduatoria. Ciò che mi chiedo è quindi: vi sono 77 (settantasette, non bruscolini) assegnazioni effettuate nel periodo 2003-2006 che – contro le 5 assegnazioni effettuate nel corso di sei mesi dall’approvazione del nuovo bando, un numero a mio avviso accessivo: presumibilmente potrebbero essere i classici “sfratti” che – come già dichiarato dal Comune – di fatto hanno una precedenza come problema “sociale”.  

A questo punto sembra del tutto chiaro che la “città dell’accoglienza” preferisce comparire nella stampa italiana ed estera come città “casa di tutti”, mentre si dimostra chiaramente che non è una città nemmeno in grado di accogliere i propri cittadini facenti parte di categorie deboli e svantaggiate: non ci si aspetta da nessuna istituzione la chiusura della porta in faccia con il classico “arrangiatevi”… ma qui sembra essere usanza sia fisica (già riportato agli atti di causa, ove gli uffici emergenze sociali non aprivano nemmeno la porta) sia legale (in sintesi, la risposta dell’ente comune è: arrangiatevi).

… e senza contare che tale situazione ha causato un danno lavorativo alla figlia, che ora dovrà pure giustificare all’amministrazione finanziaria dello Stato le motivazioni per cui non intende adeguarsi agli studi di settore pagando 20 mila euro in quanto – secondo i beneamati parametri ministeriali – tale soglia è considerata la minima reddituale per la tipologia di azienda.

Il giorno successivo, 12 settembre 2007, un articolo in prima pagina de La Nuova Venezia riporta ad un articolo interno (pag. 20) in cui – ennesima conferma – l’amministrazione comunale ribadisce la propria linea nella definizione delle emergenze:

[...] ma poi vanno sempre messi nel conto i casi di emergenza sociale, come gli sfratti, che prendono il sopravvento sulle graduatorie”. Laddove il comune non riesce a fornire un alloggio, prova ad assistere con i contributi agli affitti.

Questo chiaramente conferma che si tratta di discriminazione: si privilegiano i casi come gli sfratti (in cui spesso è possibile fornire i contributi agli affitti, stante che si tratta di nuclei familiari con persone ancora in età lavorativa) rispetto a casi meno “visibili” come due anziani disabili relegati in casa. Se questa è la scelta politica dell’amministrazione comunale presieduta da Massimo Cacciari, beh deve senz’altro prendersene le responsabilità.

Comunque qualcosa si è ottenuto: gli avvocati hanno candidamente detto che la mancata risposta del comune alle nostre richieste di aiuto è normale: se loro non lo considerano un caso sociale, perchè dovevano risponderci? Questa è Venezia, la città dell’accoglienza.

Del probema se ne era già parlato anche in tv (anche se avevano erroneamente compreso che si trattasse di sfratto) su RAI Utile, con lo stupore da parte degli intervenuti e con il consiglio della conduttrice di rivolgersi alle forze dell’ordine…

→ 15 commentiTags: disabili · discriminazione · emergenze abitative

Discrimination by the Venice Town Council: in court September 11

6 settembre 2007 · 6 commenti
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 Translation of the article, Discriminazione di disabili dal Comune di Venezia: in aula l’undici settembre

A totally disabled, elderly couple abandoned and discriminated by the Venice Town Council in the allocation of public housing leads to a lawsuit against the administration presided by Mayor Massimo Cacciari

Venice: On May 7, 2007 an article,”Cacciari ai no-global: giusto occupare” (Cacciari to the no-global: just camp out in a municipal place), written by M. Fumagalli appeared in the Corriere della Sera (Evening Courier). In the article Prof. Massimo Cacciari, Mayor of Venice, declared, “If the Town Council does not listen to you, you can go inside municipal places and stay in them. That way, it forces someone to make an agreement.” In the same article the city council member to the House, Mara Rumiz, declared, “The route of the revolt demonstrates that, rather than escalate the conflict, the problem can be resolved with dialogue.”

There are citizens who would prefer to follow the law but, unfortunately, they find themselves before a town council whose members do not listen and so it is necessary to turn to the authorities to get that which is legally theirs. Such is the case with the Venice Town Council, really of the administration guided by Mayor Cacciari. The case deals with an elderly couple, both totally disabled citizens, who have waited for an answer from the town council about allocation of public housing since 2002 (date of their first request). In the latest notice (2005) from the Venice Town Council, they were moved from number 147 to number 158 on the waiting list. The Tommasini couple live in a third-floor apartment. There is no elevator and with 120 steps (60 to go down and 60 to come back up), they are prisoners in their own home – although their medical pathologies and certifications indicate they can walk around but not without extreme difficulty. Due to the situation, the daughter, Sonia, had to step in and closely monitor the Town Council who, in a lawsuit in December 2006, declared no knowledge of the case and, in fact, had taken no steps to find a resolution of the situation. In the following months, it was impossible to contact the council by official mail (the dependents could not talk to anyone in the office without a telephone appointment but were not able to schedule an appointment by telephone), the daughter demanded clarification of the situation from the offices of the Mayor and the city council members, as well as obtained the involvement of the civic defender, and asked the administration whether or not anyone had considered the Tommasini couple in the event of a social emergency. The civic defender, who stepped in to advocate, was also stonewalled by the offices and declared to the local press that the case of the Tommasini couple was particularly serious and that it should be managed outside of the normal allocation of lodgings ERP. The administration answered in the meantime through city council member Rumiz who made excuses to the Tommasini’s saying that the problem of not being able to contact the offices “presumably” was tied to the workload of those working in the offices. Only in the month of June 2007 did someone succeed in getting an appointment with the office to present further documentation on the health and psychological worsening of the Tommasini couple caused by the current lodging.

Subsequently, the situation has not been resolved and the living situation of Mr. and Mrs. Tommasini has gotten worse: the office has been sent a fax certified by doctors attesting that the Tommasini couple need to be able to get out but are prevented because of the housing situation in which they have to go down 60 steps and climb up 60 steps in order to return to the apartment, a condition that renders them prisoners.

Following the continued lack of participation on the part of the office, the daughter wrote a new letter to the highest offices of the community administration asking someone to intervene by June 30.

Having not received an answer, the couple has decided to go to a lawyer. The hearing is set for September 11, 2007 at 9:30.

Declaration of the lawyer

“The case of the Tommasini couple is a “bad example” of a deaf, blind, dumb and unattainable community administration” comments advocate Antonino Attanasio, the lawyer who has been retained by the relatives of the Tommasini couple to commence legal proceedings against the Town Council. “Law 67/2006 prohibits the direct or indirect discrimination” continues the lawyer for the Tommasini’s. It is the most underhanded indirect discrimination because the norm is applied solely by appearance, while in truth it crushes disabled people and puts to them in a condition of unjust disadvantage. This, in conjunction with a physiological state that is progressively getting worse, demands a prompt participation of the community administration or if not, then, of the judge.

→ 6 commentiTags: emergenze abitative

Discriminazione di disabili dal Comune di Venezia: in aula l’undici settembre

24 agosto 2007 · 9 commenti
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Una coppia di anziani, disabili al 100%, abbandonata e discriminata dal Comune di Venezia nell’assegnazione degli alloggi popolari, avvia causa contro l’amministrazione presieduta dal sindaco Massimo Cacciari.

Venezia – Era il 7 maggio 2007 quando sul Corriere della Sera usciva l’articolo firmato da M. Fumagalli “Cacciari ai no-global: giusto occupare” in cui il sindaco di Venezia, prof. Massimo Cacciari, dichiarava “Se i Comuni non vi danno retta, fate bene ad occupare. Anche un capannone del centro storico di Venezia. Poi, in qualche maniera, ci si mette d’accordo”. Sempre in tale articolo l’assessore alla Casa Mara Rumiz dichiarava: “Il percorso del Rivolta dimostra che, anziché alimentare i conflitti, i problemi si possono risolvere col dialogo”.

Ci sono invece cittadini che preferiscono seguire la via della legalità ma che, purtroppo, si trovano davanti a comuni che “non danno retta” e verso i quali è necessario rivolgersi alle autorità competenti per ottenere ciò che la Legge assegna per diritto. Ed il caso è proprio nel comune di Venezia, proprio dell’amministrazione guidata dal Sindaco Cacciari e non è un caso qualunque. Si tratta di una coppia di anziani, entrambi invalidi civili al 100%, che dal 2002 (data della loro prima richiesta) attendono risposta dal comune per l’assegnazione di un alloggio popolare. Inseriti nell’ultimo bando (2005) del Comune di Venezia, a seguito di ricorsi sono “scesi” dal 147mo al 158mo posto nella graduatoria definitiva. I coniugi Tommasini vivono in un appartamento al terzo piano, senza ascensore, con 120 scalini (60 per scendere e 60 per risalire) che li rendono prigionieri in casa – nonostante le loro patologie e certificazioni mediche prevedano la necessità di deambulazione ma senza sforzi. Per tale situazione la figlia Sonia ha provveduto ad attivarsi presso il Comune di Venezia che, in un incontro nel dicembre 2006, dichiarava di non conoscere il caso ma che di fatto non ha provveduto ad attivarsi per la risoluzione della situazione. Nei mesi successivi, stante l’impossibilità di poter contattare gli uffici preposti (i dipendenti non consentivano di accedere all’ufficio senza appuntamento telefonico ma telefonicamente l’ufficio era irraggiungibile), la figlia provvede a richiedere chiarimenti sulla situazione organizzativa degli uffici al Sindaco ed agli assessori competenti, attivando pure il difensore civico, e chiedendo all’amministrazione se ritenesse o meno i coniugi Tommasini un caso di emergenza sociale. Interpellato, il difensore civico interveniva e riscontrava lui stesso l’impossibilità di comunicazione con gli uffici e dichiarava alla stampa locale che il caso dei Tommasini era particolarmente grave e che andrebbe gestito al di fuori delle normali assegnazioni degli alloggi ERP. L’amministrazione rispondeva nel frattempo tramite l’assessore Rumiz la quale si scusava con i Tommasini facendo presente che l’impossibilità di contattare gli uffici era “presumibilmente” legata al carico di lavoro degli uffici stessi. Solo nel mese di giugno 2007 si riesce ad ottenere un nuovo appuntamento con l’ufficio preposto al quale viene fornita ulteriore documentazione stante il peggioramento sanitario e psicologico dei coniugi Tommasini dovuto all’alloggio.

Successivamente a tale incontro la situazione non si è risolta e la situazione abitativa dei signori Tommasini è peggiorata: vengono forniti all’ufficio competente tramite fax certificati medici attestanti la necessità di deambulazione di entrambi i coniugi Tommasini e l’impossibilità di deambulare a causa della situazione abitativa in cui per poter uscire dall’appartamento si rende necessario superare 60 scalini per scendere e 60 scalini per ritornare a casa, condizione che rende prigionieri i due coniugi.

A seguito del mancato intervento da parte dell’ufficio preposto, la figlia provvedere a scrivere una nuova lettera ai vertici dell’amministrazione comunale ponendo come termine il 30 giugno per un intervento da parte della stessa.

Non avendo ottenuto alcuna risposta, i coniugi hanno quindi deciso di dare mandato ad un legale. L’udienza è fissata per il giorno 11 settembre 2007 alle ore 9.30.

Dichiarazione del legale

“Il caso dei coniugi Tommasini è “esemplare” in senso negativo per un’Amministrazione comunale sorda, cieca, muta e irraggiungibile” così commenta l’avvocato Antonino Attanasio, il legale che ha ricevuto mandato dai familiari dei coniugi Tommasini per adire le vie legali nei confronti del Comune. “La legge 67/2006 vieta la discriminazione sia diretta che indiretta” prosegue il legale dei Tommasini. “E’ quella indiretta la discriminazione più subdola perché la norma viene applicata solo in apparenza, mentre in realtà schiaccia le persone disabili e le mette in condizione di svantaggio ingiusto. A questo si aggiunge poi uno stato fisiopatologico in progressivo peggioramento, che richiede un intervento sollecito dell’Amministrazione comunale o, in mancanza, del giudice”.

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