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L’accoglienza? non sta di casa a Venezia

11 settembre 2007 · 15 commenti
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Mentre il sindaco promette case ai rifugiati e ai perseguitati, la sua amministrazione dichiara di non averne e di non considerare caso sociale una coppia di disabili al 100%. Ma i conti non tornano…

Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ha rilasciato il 25 agosto la seguente dichiarazione:

“Aderisco con totale ferma convinzione alla campagna internazionale per la salvezza di Pegah Emambakhsh, la donna iraniana lesbica – e per questo motivo condannata nel suo Paese alla crudele morte per lapidazione – cui il Governo inglese ha negato asilo e che rischia nei prossimi giorni l’espulsione e la consegna all’Iran e alla morte. [...]
Nella tradizione di città-rifugio per i perseguitati, già onorata in un recente passato, la città di Venezia è pronta a ospitare la donna iraniana, almeno per un primo periodo di accoglienza: l’Amministrazione comunale da me guidata, in collaborazione con gli altri organismi impegnati per salvare Pegah Emambakhsh, mette fin d’ora a disposizione della donna l’ospitalità in una struttura protetta, in una delle case sottratte al patrimonio della Mala del Brenta. Sono certo, in questo mio appello e in questa mia proposta, di interpretare il comune sentire della città intera e della sua tradizione di civiltà”. 

Oggi, 11 settembre 2007, nell’udienza dei coniugi Tommasini (coppia di disabili al 100% con problemi abitativi), il comune di Venezia si è presentato con ben quattro legali ed una comparsa di costituzione di alcune paginette smentendo quanto più volte dichiarato alla stampa sia dal Sindaco Massimo Cacciari che dagli uffici competenti sulla reale disponibilità di alloggi.

Cito dalla Nuova Venezia del 29 marzo 2007 (“Il tetto andrà solo ai primi 200″):

Anche in quell’occasione (bando ERP 2001, ndr), su circa 1700 richieste di alloggio a canone calmierato, solo duecento hanno ottenuto soddisfazione.  Una cifra confermata da Michele Zanella dell’Osservatorio Casa del Comune. “Una graduatoria termina di essere valida in due tre anni – spiega. In questo periodo, è quello il numero di alloggi che si riescono ad assegnare. Circa duecento. O non molti di più“. Dunque, in pochi potranno godere dell’ “effetto bando”, che segue a quattro anni di distanza di quello aperto nel 2001 e operativo solo dal 2003. In realtà “i primi duecento hanno buona probabilità di entrare in una casa ERP nel giro di due anni. Oltre quella posizione, nessuna speranza. Tranne che per i casi più urgenti: sfratti o emergenze sociali“.

Oggi invece il Comune attua una classica “inversione ad u”. Nella comparsa di costituzione il comune dichiara che “attualmente la graduatoria è stata utilizzata per 5 posizioni” e che “non è detto, infatti, stante l’esiguità del patrimonio ERP, che si raggiunga con le assegnazioni la posizione 158” (posizione in graduatoria dei due coniugi, ndr).

Già questo dovrebbe far porre ai veneziani la seguente domanda: che senso aveva quindi l’apertura di un nuovo bando se non vi sono alloggi da assegnare?

Va inoltre segnalato che, nella documentazione di cui sopra, il Comune di Venezia non riconosce ai due coniugi disabili lo status di emergenza socialein quanto attualmente sono sostenuti ed ospitati dai propri familiari e non sono totalmente privi di reddito“, trascurando completamente il problema di prigionia nell’alloggio in cui vivono. Il Comune inoltre non ha neppure considerato la possibilità di assegnazione di alloggi temporanei dichiarando che “non può trovare applicazione nel caso in specie dove la permanenza potrebbe protrarsi per anni“, ribadendo quindi la mancata disponibilità di alloggi.

E come ultima offerta, l’ente ha proposto un contributo all’affitto (sic!) di 250 euro mensili, ben sapendo che – grazie anche alla mole di nuove autorizzazioni di affittacamere, al business degli affitti agli studenti universitari e chi più ne ha più ne metta – un appartamento “abitabile” (ovvero di circa 50 mq senza rischio di alte maree) ed attrezzato per persone con disabilità è introvabile a condizioni economiche sostenibili da parte di due disabili il cui reddito annuale non supera di molto una mensilità di un dirigente pubblico. Per fare un semplice paragone, il Comune di Venezia (La Nuova Venezia, 8 settembre 2007) spende per i barboni 55 euro a notte, ovvero il costo che il comune paga per una brandina alla coop. Caracol (presso il centro sociale occupato Rivolta) è di 55 euro a notte. Questo significa 1.650 euro al mese per dare un tetto notturno ai barboni…. contro i 250 euro che il comune vuole offrire a due disabili per pagarsi parzialmente un tetto dove vivere…. lascio a voi i commenti.

Per tale motivo e ripensando alla dichiarazione del signor Michele Zanella, ho voluto effettuare un raffronto tra quanto dichiarato e quanto pubblicato nei bandi ERP del 2001 e del 2005.

Nel bando 2005 figurano 82 nominativi “depennati” in quanto “esclusi per assegnazione alloggio”. Sono andato quindi ad estrarre tali nominativi e a confrontarli con quelli presenti nell’elenco ERP del 2001: su 82, vi sono 5 nominativi presenti e rientranti nei primi 200, poi vi sono 40 nominativi presenti nelle posizioni oltre la duecentesima – con casi estremi oltre la posizione 700 – di cui in particolare un caso posizionato oltre il 1800mo posto e con zero punti in graduatoria. Vi sono poi ben 37 nominativi non presenti nella graduatoria. Ciò che mi chiedo è quindi: vi sono 77 (settantasette, non bruscolini) assegnazioni effettuate nel periodo 2003-2006 che – contro le 5 assegnazioni effettuate nel corso di sei mesi dall’approvazione del nuovo bando, un numero a mio avviso accessivo: presumibilmente potrebbero essere i classici “sfratti” che – come già dichiarato dal Comune – di fatto hanno una precedenza come problema “sociale”.  

A questo punto sembra del tutto chiaro che la “città dell’accoglienza” preferisce comparire nella stampa italiana ed estera come città “casa di tutti”, mentre si dimostra chiaramente che non è una città nemmeno in grado di accogliere i propri cittadini facenti parte di categorie deboli e svantaggiate: non ci si aspetta da nessuna istituzione la chiusura della porta in faccia con il classico “arrangiatevi”… ma qui sembra essere usanza sia fisica (già riportato agli atti di causa, ove gli uffici emergenze sociali non aprivano nemmeno la porta) sia legale (in sintesi, la risposta dell’ente comune è: arrangiatevi).

… e senza contare che tale situazione ha causato un danno lavorativo alla figlia, che ora dovrà pure giustificare all’amministrazione finanziaria dello Stato le motivazioni per cui non intende adeguarsi agli studi di settore pagando 20 mila euro in quanto – secondo i beneamati parametri ministeriali – tale soglia è considerata la minima reddituale per la tipologia di azienda.

Il giorno successivo, 12 settembre 2007, un articolo in prima pagina de La Nuova Venezia riporta ad un articolo interno (pag. 20) in cui – ennesima conferma – l’amministrazione comunale ribadisce la propria linea nella definizione delle emergenze:

[...] ma poi vanno sempre messi nel conto i casi di emergenza sociale, come gli sfratti, che prendono il sopravvento sulle graduatorie”. Laddove il comune non riesce a fornire un alloggio, prova ad assistere con i contributi agli affitti.

Questo chiaramente conferma che si tratta di discriminazione: si privilegiano i casi come gli sfratti (in cui spesso è possibile fornire i contributi agli affitti, stante che si tratta di nuclei familiari con persone ancora in età lavorativa) rispetto a casi meno “visibili” come due anziani disabili relegati in casa. Se questa è la scelta politica dell’amministrazione comunale presieduta da Massimo Cacciari, beh deve senz’altro prendersene le responsabilità.

Comunque qualcosa si è ottenuto: gli avvocati hanno candidamente detto che la mancata risposta del comune alle nostre richieste di aiuto è normale: se loro non lo considerano un caso sociale, perchè dovevano risponderci? Questa è Venezia, la città dell’accoglienza.

Del probema se ne era già parlato anche in tv (anche se avevano erroneamente compreso che si trattasse di sfratto) su RAI Utile, con lo stupore da parte degli intervenuti e con il consiglio della conduttrice di rivolgersi alle forze dell’ordine…

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Tags: disabili · discriminazione · emergenze abitative

15 commenti ↓

  • 1 Gioacchino Poletto // 13 set 2007 alle ore 12:57

    Tutto questo non fa che accrescere il mio sgomento per la situazione creatasi, pensando soprattutto all’indifferenza dell’autorità comunale veneziana.
    In secondo luogo mi chiedo come, dei legali che dovrebbero operare in regime di giustizia, accettino di difendere e supportare situazioni del genere.

    Dichiarare questo caso come “non emergenza” è uno scandalo .. come lo è quello di offrire ospitalità a persone straniere, seppur in gravi condizioni, PRIMA di aver risolto i problemi di persone “che hanno fatto la Repubblica !!! ” (cit.)

    Povero il mio Veneto… sta proprio affogando !

  • 2 elcodega // 13 set 2007 alle ore 13:42

    E la cosa più comica, che sarà fonte di un nuovo intervento nel blog, è che il bando – come è stato predisposto – viola pure la normativa sull’informativa del trattamento dati personali… con sanzioni previste per l’amministrazione comunale.
    Ma questa è un’altra storia :-)

  • 3 elcodega // 13 set 2007 alle ore 22:14

    Aggiornamento:
    http://www.asgmedia.it/asg/page.asp?VisImg=S&Art=17855&Cat=1&I=null&IdTipo=0&TitoloBlocco=Enti%20Locali

    La Giunta comunale di Venezia, nella seduta di oggi, ha esaminato con parere favorevole, su proposta del vice sindaco, assessore al Bilancio, Michele Vianello, la delibera, di competenza del Consiglio comunale, per l’assestamento del bilancio di previsione 2007. Un assestamento tecnico per dare copertura ad alcune emergenze conservando l’equilibrio di bilancio, ha precisato in premessa Vianello, ricordando che l’assestamento definitivo del bilancio avverrà a novembre.

    La somma complessiva della manovra è di quattro milioni 349 mila 547 euro. Le maggiori entrate sono dovute in larghissima parte – tre milioni 100 mila euro – da rinegoziazione di mutui, a testimonianza, ha annotato Vianello, della bontà di queste operazioni. La spesa piú rilevante – un milione 973 mila euro – è per le Politiche sociali, soprattutto per l’assistenza ad anziani o il loro inserimento in strutture (989 mila euro), per l’accudienza, soprattutto scolastica, a disabili fisici e psichici (532 mila euro), per l’accoglienza e l’ospitalità a minori stranieri, il cui numero è in aumento (300 mila euro).

    Altre voci significative di spesa riguardano 750 mila euro ad Ames per il servizio di mensa nelle Materne e nei Nidi, portato da dieci a undici mesi all’anno, garantendo cosí anche l’uscita dallo stato di precarietà lavorativa a 130 dipendenti; 500 mila euro a Venis per il nuovo Centro elaborazione dati al Vega; 433 mila euro a Veritas-Vesta per il potenziamento del servizio estivo di spazzamento strade, la dotazione di servizi igienici chimici in occasione di manifestazioni, la gestione dei nuovi servizi igienici a Sant’Elena; 200 mila euro per le divise e le dotazioni dei cinquanta vigili urbani di prossima assunzione (red).

  • 4 elcodega // 15 set 2007 alle ore 15:44

    Novità:

    http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&Codice=3507648&Data=2007-9-15&Pagina=3

    Su proposta dell’assessore Mara Rumiz, la giunta destina a questa fascia alcuni appartamenti del complesso di Sant’Anna a Castello
    Dodici alloggi riservati alle famiglie giovani

    Dodici dei diciotto alloggi di proprietà comunale, in fase di ultimazione nel complesso di Sant’Anna a Castello, saranno riservati ai concorrenti collocati nelle graduatorie Giovani e Giovani coppie: lo ha deciso la giunta comunale di Venezia, nella seduta di ieri, su proposta dell’assessore al Patrimonio e alle Politiche della residenza, Mara Rumiz. La giunta ha insieme approvato il testo del bando speciale che sarà pubblicato all’Albo pretorio e divulgato alla cittadinanza; degli altri alloggi, tre saranno destinati a soggetti anziani o portatori di handicap, tre a soddisfare situazioni di emergenza abitativa.
    «È un numero piccolo di alloggi – ha commentato l’assessore Rumiz – ma un preciso segnale di attenzione alle fasce di domanda dei giovani e delle giovani coppie, penalizzate in misura rilevante dalle dinamiche del mercato immobiliare in centro storico, ed egualmente penalizzate dai meccanismi di attribuzione dei punteggi e di formazione della graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica. La carenza di offerta abitativa per i giovani e le giovani coppie ha aggiunto costituisce un elemento di aggravio dei processi di impoverimento demografico, da decenni in atto a Venezia».

    Di qui, ha specificato ancora l’assessore, il segnale di attenzione a queste fasce, nel quadro della più ampia politica del Comune per la promozione di processi di rivitalizzazione del centro storico, di contenimento dei flussi d’uscita della popolazione, di salvaguardia dei livelli di residenzialità, attraverso appunto l’insediamento e la stabilizzazione di giovani. Gli alloggi sono di diverse metrature, per poter rispondere alle diverse esigenze, da single a coppie con figli, la locazione è a canone di social housing: quelli con una sola camera da 39 a 46 metri quadrati (locazione da 213 a 245 euro al mese), quelli con due camere da 54 a 63 metri quadrati (locazione da 293 a 346 euro), e uno di 81 metri quadrati (locazione a 441 euro). Per coppie si intendono anche le convivenze, così come già per le altre graduatorie del Comune.

  • 5 elcodega // 26 set 2007 alle ore 18:13

    Corriere della Sera:
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/09_Settembre/26/cassazione_occupazione_casa.shtml

    Accolto il reclamo di una donna di Roma Stato di necessità giustifica occupazione casa Lo ha stabilito la Cassazione, chiarendo il «diritto all’abitazione» va annoverato fra i «beni primari collegati alla personalità» STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU’ LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
    ROMA -Il «diritto all’abitazione» va annoverato fra i «beni primari collegati alla personalità ». che meritano di essere annoverati tra i diritti fondamentali della persona (tutelati dall’articolo 2 della Costituzione): pertanto i supremi giudici ritengono che l’occupazione abusiva di una casa, da parte di una persona indigente e in stato di necessità, possa ritenersi «giustificata» e non portare alla condanna penale. Lo ha stabilito la Cassazione, annullando con rinvio la condanna per occupazione abusiva di una casa dello Iacp inflitta a una donna dal tribunale e dalla Corte d’Appello di Roma.
    LA VICENDA – Giuseppa D.A. – la donna di 39 anni, sola e con un figlio a carico che ha occupato la casa popolare e nei confronti della quale è scattato il processo – ha fatto ricorso alla Suprema corte contestando la legittimità dei 600 euro di multa che le erano stati comminati in primo grado con sentenza del 4 febbraio 2005, e in secondo grado con decisione del 1 dicembre 2006. Secondo la donna, non era stata svolta «alcuna indagine specifica» sulle sue condizioni di indigenza che non le permettevano «alcuna possibilità di rivolgersi al mercato libero degli alloggi» ed inoltre non era stato considerato che aveva agito «in stato di necessità » con riferimento «al diritto all’abitazione ed al diritto alla salvaguardia della salute sua e del figlio». La Cassazione le ha dato ragione e ha ritenuto «fondato» il suo reclamo.

    LA SENTENZA – Spiega la Seconda sezione penale di piazza Cavour, (sentenza 35580) che «rientrano nel concetto di «danno grave alla persona» non solo la lesione della vita o dell’integrità fisica, ma anche quelle situazioni che attentano alla sfera dei diritti fondamentali della persona: pertanto, rientrano in tale previsione anche quelle situazioni che minacciano solo indirettamente l’integrità fisica in quanto si riferiscono alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, tra i quali deve essere ricompreso il diritto all’abitazione in quanto l’esigenza di un alloggio rientra fra i bisogni primari della persona». Adesso la Corte d’Appello di Roma dovrà verificare le effettive condizioni di povertà di Giuseppa per verificare se effettivamente ha occupato la casa in stato di necessità. In tal caso la condanna alla donna sarà totalmente cancellata.
    26 settembre 2007

  • 6 Ponzio Pilato in Tribunale a Venezia // 16 ott 2007 alle ore 20:52

    [...] ZILIOTTO MARIA LUCIANA tramite il suo difensore di fiducia, avv. Antonino Attanasio, ha esposto la tremenda situazione in cui è costretta a vivere assieme al marito: entrambi sono invalidi al 100% con enormi [...]

  • 7 Ponzio Pilato in Tribunale a Venezia ¦ PolettoGioacchino[dot]com // 17 ott 2007 alle ore 12:36

    [...] ZILIOTTO MARIA LUCIANA tramite il suo difensore di fiducia, avv. Antonino Attanasio, ha esposto la tremenda situazione in cui è costretta a vivere assieme al marito: entrambi sono invalidi al 100% con enormi [...]

  • 8 klingsor // 17 ott 2007 alle ore 14:39

    secondo me si sta facendo molta confusione e parecchia demagogia a buon mercato.
    1. il caso della donna iranania citato in testa all’articolo era un problema di diritti UMANI, palesemente una presa di posizione di un sindaco imamgino INVISO agli admin di questo blog. e questo non depone molto a loro favore…
    2. il fatto invece che Casarini (bamboccione figlio di papà) che occupa una casa è invece segno che paparino e soprattuto il paparino della sua signora hanno influenze non da poco nel comune di Mestre, che non è quello di Venezia…
    3. la situazione degli anziani a Venezia come nel resto d’Italia è TRAGICA ed è segno di come la civiltà NON sia più di questa parte dell’europa.

  • 9 elcodega // 17 ott 2007 alle ore 15:02

    Due note:
    1. Il sindaco non è odiato dagli admin del blog in quanto sono un suo elettore. Si attacca la mancata amministrazione da parte del Sindaco, ben peggio che contestare un’errata amministrazione. Il problema è che il sindaco fa proclami senza sapere (spero) la situazione dei suoi cittadini.
    2. Mestre è Venezia, non è comune autonomo.
    3. Concordo.

  • 10 M13t1t0r3 // 17 ott 2007 alle ore 15:08

    Sono completamente in accordo con klingsor.
    Qui la situazione è molto peggio di quanto afferma il sig. Scano.

    Queste giunte che si spacciano attente ai bisogni dei cittadini e ragionano invece solo nell’interesse loro e dei loro affiliati hanno stancato gli italiani.

    Credo sia giunto il momento di smettere di fare demagogia facile e di adire a tutte le vie legali possibili, dalla causa legale alla pubblica denuncia sul web, che tanto la maggior parte di questa nomenklatura neanche riesce a leggere.

  • 11 klingsor // 17 ott 2007 alle ore 15:27

    non era mia intenzione chiedere chi vota chi, o NON vota.
    Faccio solo notare che il caso della donna citata in testa al post era particolarmente TRAGICO e da l’idea (spero sbagliata) che pure in un blog autorevole fatto di persone autorevoli, si ragioni in termini di “loro” e “noi”, quando semmai il problema è “giusto” e “ingiusto”.

  • 12 elcodega // 17 ott 2007 alle ore 15:36

    Vedi, il problema sta proprio in questo errore: non sono i coniugi a ragionare in termini “loro” e “noi” ma è l’amministrazione comunale.
    Quando un cittadino si vede abbandonato dal proprio Comune (e pure in malo modo, con tanto di dichiarazione negli atti processuali sintetizzabili in “si arrangi”), ed allo stesso tempo vede il proprio comune che:
    - offre accoglienza a perseguitati (mentre allo stesso tempo dichiara di non avere alloggi per i propri cittadini)
    - non agisce come previsto dalla Legge Regionale 10/96 contro chi occupa abusivamente, ma nega allo stesso tempo alloggio a chi ne ha bisogno
    - tollera le occupazioni abusive (notizia di questi giorni l’occupazione di un’area culturale da parte dei centri sociali, con successiva “benedizione” dell’assessore alla cultura) mentre non garantisce spazi ad altre associazioni che seguono la trafila burocratica.
    A questo punto, non è più giusto – ingiusto ma è chiaramente: se stai con “noi” (amministrazione) ottieni, se non stai con “noi” allora ottieni sempre qualcosa, ma un bel calcio sul sedere.

  • 13 klingsor // 17 ott 2007 alle ore 16:09

    offrire accoglienza (di facciata) ai perseguitati per motivi politici, razziali, sessisti e quant’altro è un ATTO DI CIVILTA!
    Non è una discriminazione nei confronti delgi anziani in oggetto, che sono a loro volta discriminati! Non facciamo la solita guerra tra poveri per favore.

  • 14 Doodee // 2 feb 2008 alle ore 2:45

    Thanks for sharing

  • 15 teresa // 4 ago 2009 alle ore 1:25

    nn saprei cosa dire mi spiace molto x i coniugi invalidi ma nn mi meraviglio di come agisce il comune di venezia sono 7 anni che aspetto una casa del comune eppure ho una emergenza sociale ma a quanto pare nn importa a nessuno eppure ho camminato tanto chiedendo aiuto a tutti assistenti sociali alla residenza della politica e tanti altri ancora compresa la rumiz potrei fare i nomi di tutti ma sarebbero troppi, mi hanno mandato solo avanti e indietro come una cretina facendo anche delle brutte figuraccie, ma quando si hanno dei bambini e un disago come il mio nn ti interessa di fare figuracce o no ma almeno servisse a qualcosa, sanno solo parlare dicendo ora vediamo come aiutarla ma solo parole e niente di fatto, vorrei vedere loro nei miei panni, mi sono rivolta agli assistenti sociali circa 3 anni fa, eppure ancora oggi mi fanno fare il giolli mandandomi avanti e indietro io ho 3 bambini, e loro piu di me hanno bisogno di un equilibrio di vita diverso da quello che fanno ma quanto pare a nessuno di loro importa, comunque una cosa e certa che lassistenza nel comune di venezia e scarsissima, ma soprattut e degratante il loro modo di comportamento, prendendo in gro chi ne ha bisogno promettendo sol x nn avere fastidi continui ma io nn mi fermero davanti a niente sono cittadina italiana, e come tale voglio che vengano rispettati i miei diitti, come vengono rispettati quelli degli stranieri alloggiati qua in italia, dicono che lor hanno bisogno be ne ho bisogno anche io e i miei bambini. nn so piu a chi rivolgermi se questo mio messaggio puo aiutarmi q risolvere qualcosa lo invio con molto piacere.

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