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Il Comune non solo non risponde …

24 ottobre 2007 · Nessun commento
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Riportiamo integralmente articolo apparso a pag. V del Gazzettino di Venezia del 24 ottobre 2007, che conferma quanto già analizzato nei casi citati da questo blog. Spiace che il difensore civico, però, “giustifichi” i ritardi legando al fatto della lungaggine delle procedure burocratiche e dello scarso personale dipendente a disposizione dell’amministrazione comunale.

Il Comune non solo non risponde per tempo alle istanze dei cittadini, ma non lo fa neppure con le richieste di chiarimenti che gli presenta il Difensore civico. È lo stesso titolare dell’ufficio, l’avvocato Alessandro Filippi, a dolersene, specificando come questo comportamento inaccettabile per una pubblica amministrazione non sia un fatto isolato, ma piuttosto sia la norma. Il termine previsto dallo Statuto comunale per le risposte è di trenta giorni, trascorso il quale il Difensore civico deve informare il sindaco “per i provvedimenti anche disciplinari di competenza”.
«Purtroppo – ha osservato Filippi nella sua relazione sull’attività nel terzo semestre di mandato – non sempre le risposte giungono entro il termine indicato e viene quindi perseguita la prassi di inviare un primo sollecito e talvolta anche un secondo sollecito».

Il problema non è nuovo, perché era stato sollevato nel dicembre 2006 di fronte al direttore generale Vincenzo Sabato, il quale il 18 gennaio di quest’anno ha ufficialmente informato tutti i direttori. Nulla, a quanto pare, è cambiato, se l’avvocato Filippi torna all’attacco su questo tema, pur senza accusare nessuno.

«Ritengo che non vi sia nessuna “cattiva volontà” – ha specificato – e che le cause dei ritardi vadano ricercate principalmente nella lunghezza delle procedure operative per la gestione del lavoro e nell’insufficiente dotazione organica degli uffici. Serve insomma una nuova mentalità nella gestione della cosa pubblica. Il cittadino – conclude Filippi – ha diritto ad una risposta nei tempi previsti dai regolamenti e comunque in tempi ragionevoli. Altrimenti non verrà mai sfatato il luogo comune, banale ma purtroppo molto spesso vero, che vede nell’attività privata l’unica possibilità di efficienza e funzionalità».

Un’altra battaglia riguarda la promozione di questa figura tra i cittadini, la maggioranza dei quali vive l’atto amministrativo anche se apparentemente ingiusto come un provvedimento calato dall’alto da un’autorità assoluta e trascendente. Per sfatare questo falso mito sono stati organizzati nel corso dell’anno parecchi incontri, unitamente alla spedizione di materiale informativo. E il risultato si è visto immediatamente con l’aumento delle richieste di intervento.

Michele Fullin

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